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Milano Design Week 2026 RIPA reinterpreta sedia e tavolo di origine popolare e apre al Multi-materia

Milano Design Week 2026 RIPA reinterpreta sedia e tavolo di origine popolare e apre al Multi-materia
PhMatteoBianchessi
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Alcuni oggetti attraversano il tempo perché rispondono a gesti che non cambiano. Non ambiscono a essere icone, ma si depositano con naturalezza nell’immaginario collettivo.


Elvira &­ Fortunato di RIPA, design Roberto Cicchinè, nascono dall’osservazione di due presenze elementari dello spazio domestico – il tavolo e la sedia di origine popolare – e dai gesti che le hanno rese necessarie: mescolare le carte, sbucciare una mela, leggere il giornale, sedersi, attendere, appoggiare.

I due arredi concentrano questa continuità d’uso in forme primarie, essenziali, prive di decorazione. Le proporzioni sono aggiornate per il comfort visivo e tecnico di oggi. L’uso dell’alluminio alleggerisce il “peso” della tradizione per restituire oggetti agili, versatili, durevoli e adatti a spazi indoor e outdoor. Il rigore tipico dei progetti di RIPA è ulteriormente affinato dal tempo impiegato nelle lavorazioni manuali di ogni singolo elemento.

Dear Elvira & Fortunato, il set tavolo e sedie che reinventa la tradizione

Milano Design Week 2026 RIPA reinterpreta sedia e tavolo di origine popolare e apre al Multi-materia
RIPA, Convey 2026, ph. Giulia Papetti

Fortunato è un tavolo sincero, chiaramente leggibile. Quattro gambe cilindriche a sezione costante si innestano agli angoli di una base rettangolare o quadrata. Il piano, sottile e leggermente smussato, è allineato ai piedi ma sporge dalla struttura, generando una gola che alleggerisce il volume.
Elvira rilegge la sedia tradizionale in legno e paglia. La seduta, ampia e confortevole, si allinea alla base senza sporgenze. Le gambe cilindriche anteriori mantengono un profilo pieno nella giunzione, definendo un attacco netto e continuo. Le gambe posteriori si prolungano a formare un telaio unico che sostiene lo schienale orizzontale, appena inclinato e leggermente curvato per accogliere il corpo.
La gamma cromatica — che spazia dai neutri Argilla, Carta, Liquirizia e Seta ai toni pastello Burro, Cielo e Pesca, fino ai colori pieni del Foglia, del Fuoco e dell’Oceano — dà energia agli arredi, mettendoli al riparo da ogni nostalgia e rendendoli adatti a contesti diversi.
Dear Elvira & Fortunato attinge al passato per costruire oggetti nuovi, pensati per restare perché progettati per accogliere, oggi, gli stessi gesti di sempre.

Il progetto Multi-materia

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RIPA, Convey 2026, sedia Elvira e tavolo Fortunato Multi-materia, ph. Giulia Papetti

Con Elvira e Fortunato RIPA approfondisce la sua ricerca sui materiali e affianca al metallo anche il marmo e le fibre intrecciate, a cui seguiranno legno e vetro. Il brand amplia così il suo vocabolario senza perdere la pulizia formale che ne distingue l’identità. Il risultato: arredi ibridi in cui ogni materiale mantiene intatta la propria natura, contribuendo a un’estetica più stratificata e vibrante, ma sempre coerente; la scelta di materiali e finiture è studiata per dialogare – secondo affinità o per contrasto – con la palette RIPA. 
Fortunato viene così proposto nella versione interamente in alluminio o con piano in marmoBianco Sibillino, Rosso Verona o Nero Portoro; mentre Elvira viene presentata sia nel modello in metallo sia nella variante Multi-materia, con seduta in corda di cellulosa intrecciata a mano, firmata dal brand marchigiano Bottega Intreccio.

Bottega Intreccio X RIPA 

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RIPA, Convey 2026, sedia Elvira in corda di cellulosa by Bottega Intreccio, ph. courtesy Convey

La collaborazione tra i due marchi nasce da un contesto condiviso: un dialogo tra competenze radicate nello stesso territorio, le Marche, ma che operano su scale e linguaggi differenti. Bottega Intreccio nasce nel 2019 a Mogliano, provincia di Macerata – in un distretto manifatturiero conosciuto fin dall’Ottocento per la produzione di oggetti in vimini e midollino – e in pochi anni diventa una delle principali realtà europee dell’intreccio. Per il progetto di RIPA, ha scelto di riportare alla luce la tradizione dell’impagliatura manuale delle sedie: una tecnica artigianale, legata alla dimensione domestica di economie rurali europee, che consiste nella costruzione del sedile attraverso l’intreccio di fibre naturali come paglia, giunco o vimini. L’impagliatura non è un semplice rivestimento: è un sistema strutturale in cui la seduta nasce dalla tensione e dalla trama del materiale. La parte lignea fa da telaio, mentre l’intreccio definisce una superficie portante attraverso schemi geometrici precisi. Per la seduta di Elvira, RIPA ha voluto sperimentare la corda di cellulosa, una fibra naturale ottenuta dalla carta ritorta, particolarmente resistente e capace di lavorare in tensione nel tempo. Rispetto ai materiali tipici della tradizione, il filo è più sottile e conferisce all’oggetto un carattere più asciutto e contemporaneo. L’intreccio, così alleggerito, segue una geometria radiale incrociata che genera una superficie continua e flessibile. Il carico si distribuisce attraverso la tensione delle fibre, garantendo comfort senza imbottiture.

Milano Design Week 2026 RIPA reinterpreta sedia e tavolo di origine popolare e apre al Multi-materia
RIPA, Convey 2026, specchio Pond, design Nao Iwamatsu, ph. Giulia Papetti

Elvira e Fortunato si possono incontrare alla Milano Design Week (20–26 aprile 2026) da Convey, quest’anno Convey Building, dove RIPA allestisce uno spazio domestico popolato anche da altri arredi chiave del catalogo: il nuovo specchio Pond disegnato da Nao Iwamatsu, la poltrona e la consolle Coimbra, insieme ai coffee table Chiodo (design Roberto Cicchinè). Il racconto dei nuovi prodotti è accompagnato da una campagna on-line, realizzata con la direzione creativa di Simple Flair, immagini e video di Matteo Bianchessi, ambientata all’Hotel Marconi di Grottammare (Ascoli Piceno), struttura progettata alla fine degli anni Sessanta dall’architetto Ferdinando Forlay. Un cortocircuito visivo tra memoria domestica, radici territoriali e progetto contemporaneo.

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