Paris Fashion Week: la moda concettuale

Tra le collezioni più tradizionali dei grandi marchi storici sulle passerelle di Parigi non mancano le sfilate sperimentali degli amanti della moda concettuale. Paco Rabanne e Noir Kei Ninomiya ne sanno qualcosa

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    Paris Fashion Week: la moda concettuale

    La tappa più importante della Fashion Week, quella di Parigi, volge al termine e qui da Stylosophy non abbiamo potuto fare a meno di seguirne le sfilate con passione e attenzione. Proprio per via dell’eterogenea varietà degli eventi, dai più strambi ai più tradizionali, abbiamo deciso di raccontarvi la Settimana della Moda parigina in un modo un po’ diverso dal solito. Non collezione per collezione, ma concentrandoci sulle due passerelle che ci hanno stupito di più, sia dal punto di vista creativo che da quello performativo.

    Fatta eccezione per l’arte propriamente detta, in effetti, la moda è la forma di espressione artistica più innovativa che ci sia, e nello specifico un certo tipo di moda sperimentale particolarmente diffuso tra gli stilisti giapponesi (ma non solo).

    Noir Kei Ninomiya

    Prendiamo ad esempio l’approccio concettuale di Kei Ninomiya, che col suo marchio Noir Kei Ninomiya si fa da anni portavoce di una moda atipica, che scardini gli elementi fossili del mondo del fashion, dalla stagionalità delle collezioni alla sudditanza della creatività alle ottiche di mercato. Una delle tante passerelle di Parigi si è trasformata allora nel set di una performance artistica, in cui hanno sfilato capi che sprizzano genio e meticolosità tecnica da tutti i pori. Il nero è l’elemento portante della collezione, che continueremo a chiamare così giusto per una questione di comodità linguistica, come d’altronde recita anche il nome del marchio. Poi il rosso, i volumi spropositati, materiali performanti mai visti prima, vestiti-origami dalle mille pieghe, nappe-piume dinamiche e animalesche, esoscheletri metallici, copricapi dall’aura tribale e futuristica insieme. Le proposte dello stilista giapponese sono indescrivibili, vi consigliamo di guardarle assolutamente tutte!

    La rivoluzione di Paco Rabanne

    Dai pezzi d’arte difficilmente indossabili del Paese del Sol Levante passiamo alle cotte di maglia di Paco Rabanne, nelle mani di Julien Dossena. In questo caso l’elemento più particolare ed evidente è la contrapposizione tra un passato medievale e un futuro steampunk. L’oro e l’argento si mischiano al nero, i tessuti e le stoffe in fibre comuni vengono sostituiti dal metallo, gli elementi e i dettagli decorativi geometrici assumono le forme di disegni un po’ alieni, di denti o artigli. I veli, i cappucci e gli strambi copricapo di alcuni modelli si affiancano poi a capi in pizzo o fibre tradizionali come la seta, la pelle di vitello, la lana. Lo stilista sceglie decorazioni orientaleggianti per gli alamari dei propri cappotti, sceglie le stampe floreali su abiti in chiffon dalle maniche a palloncino e dal taglio ottocentesco, con colli alti castigati ma merlettati, usa la fantasia cachemire in colori neutri dai richiami papali per abiti lunghi e regali e non rinuncia nemmeno all’estetica western che tanto piace ed è piaciuta ai creatori di moda di tutto il mondo. Cinture strette in vita con grandi fibbie gioiello, lunghezze asimmetriche, maniche gonfie e spalline rigide caratterizzano i capi di Paco Rabanne della nuova collezione autunno/inverno 20-21.