Vestiti ‘gender neutral’ per bambini: a Londra John Lewis contro i pregiudizi di genere

Svolta anti pregiudizi di genere per la catena inglese John Lewis. Il proprietario di uno dei magazzini britannici più famosi ha stabilito che i vestitini dei bambini non avranno più etichette diverse per lui e per lei ma l'univoca Boys&Girls e Girls&Boys per tutti i capi di abbigliamento fino ai 14 anni. E già l'iniziativa fa discutere.

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    Vestiti ‘gender neutral’ per bambini e ragazzi fino ai 14 anni a Londra. A deciderlo è John Lewis, proprietario di uno dei più grandi magazzini britannici, che vuole schierarsi contro ogni forma di pregiudizio di genere e togliere dai capi della collezione baby le etichette distintive sostituendole con le più politically correct ‘Boys&Girls’ o Girls&Boys. Too much or not?

    La questione gender è, come dire, quantomeno controversa. In Italia ci sono teorie di pensiero ortodosse e anti-gender vessate da chi vede questa nuova idea di educazione (scolastica) un punto a favore nello sviluppo di piccoli uomini e donne veramente liberi. Liberi di scegliere, di capire e soprattutto di tollerare. Gli altri, quelli che non sono come noi, quelli che sono ‘diversi’ e con i quali condividiamo il parco giochi, le pause pranzo e via via con gli anni il posto in metropolitana. Ma torniamo alla questione abiti ‘gender neutral’ britannici.

    John Lewis, a capo dell’omonima catena di negozi che vanta oltre 40 punti vendita nella sola Gran Bretagna e che a Londra si trova nella via dello shopping per eccellenza, Oxford Street, ha abbracciato questa idea in accordo con il gruppo di pressione Let Clothes Be Clothes, per contrastare i pregiudizi di genere e dare un segnale al Paese. Questo nuovo modo di approcciare alla non-differenza tra i sessi sta prendendo infatti sempre più piede in Gran Bretagna e anche tanti negozi del settore giocattoli avevano fatto scelte simili non limitando i loro piccoli clienti ad acquistare prodotti in base alla propria appartenenza di genere.

    boys&girls john lewis

    Chi lo dice che un maschietto deve per forza giocare con le macchinine e una femminuccia con piattini e pentole? Sicuramente quella di John Lewis è una presa di posizione molto netta e che ha una risonanza maggiore per i consumatori e sottolinea quanto le catene mass market di abbigliamento siano più sensibili ai valori che veicolano attraverso le proprie azioni.

    Ovviamente questa decisione non è passata inosservata e le reazioni dei clienti non si sono fatte attendere e sono alquanto discordi: c’è chi parla di boicottaggio di massa e chi invece vede come innovativa la posizione dell’azienda inglese e del suo mentore.

    Eliminare le etichette maschio-femmina vuol dire innanzitutto trasmettere un messaggio di eguaglianza tra i bambini, liberi di scegliere se indossare un pantalone o una gonna: in sostanza il brand non farà una linea appositamente no-gender ma si limiterà a non etichettare come maschile o femminile un capo piuttosto che un altro. E questo è alquanto lungimirante a mio parere. A un bambino, maschio o femmina che sia, di qualsiasi provenienza e colore, piace indistintamente una maglietta con i dinosauri, una con un gelato e anche una con le astronavi.

    Anche nel patinato mondo della moda (adulti) da molti anni la differenza di outfit uomo-donna è sdoganata. Sempre più brand decidono di proporre capi di abbigliamento unisex, uno su tutti il boyfriend jeans.

    Già a marzo 2016 un altro colosso della moda low budget come Zara aveva lanciato Ungendered, una collezione di abbigliamento unisex per lui e lei con capi basic dallo stile normcore mentre la Milano Fashion Week di febbraio 2017 si era aperta con l’arrivo in passerella di Grinko, designer russo e fondatore dell’omonimo brand di moda, e il compagno con in braccio le gemelle appena nate dalla fecondazione eterologa.

    Forse è solo l’inizio di un nuovo modo di pensare, forse auspichiamo a un mondo immaginario senza pregiudizi e pieno di ideali ma mi piace pensare che i nostri figli, e la mia in particolare, possa crescere senza tante paranoie su cosa è maschile e cosa è femminile e di giocare, agire e vivere come più le piace.

    Ma se avessi un maschietto e volesse indossare un cerchietto con i fiori e una gonna di tulle? Chi sono io per impedirlo, mi viene da pensare, e tuttavia perchè dovrei farlo? E comunque, per inciso, sono una di quelle madri che già comprano pantaloni e magliette maschili (purchè siano fashion).