Sfilata Vivienne Westwood a Parigi: la donna un po’ punk, un po’ madonna

Sfilata Vivienne Westwood a Parigi: la donna un po’ punk, un po’ madonna
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    Vivienne Westwood Parigi 2012

    Laser proiettano luci verdi da una parte all’altra della sala: è così che la sfilata autunno-inverno 2012/2013 di Vivienne Westwood prende il via nella settimana della moda di Parigi dedicata al pret a porter.
    E fin dal principio lo stupore: entra in scena sul catwalk la principessa dei ghiacci. Cappotti che sembrano mantelli e che sono lunghi fino ai piedi, bianchi e rosa virato al freddo, avvolgono le modelle in una nuvola di religioso romanticismo.
    Poi la sorpresa: quadretti e stampe kilt in dosi massicce, su pantaloncini, bluse, cappotti, a non dimenticare la vena punk e controcorrente che la Westwood ha visto, vede e continua a vedere nella rappresentazione della sua donna moderna.

    E continuiamo con altre stranezze, a partire dalle calze, in pizzo o traforate, dalle stampe sorprendenti, portate sotto boob skirt di pizzo e sopra tacchi e zeppe che solo a guardarli viene il mal di piedi (ma quanto sono fashion, ragazze!)

    Dalla sovrapposizione di colori, tessuti, forme, stili, in un gioco di colori e lunghezze che ancora, una volta di più, riesce a stupirci.

    Dalle spalle ampie, amplissime, su giacche e cappotti stretti in vita.

    Poi si torna alla – apparente – normalità, stavo quasi per dire tranquillità: maglia, tanta maglia, ecopelliccia, per non dimenticare il tema tanto caro alla Westwood dell’ecosostenibilità, bluse che sembrano i corsetti di Maria Antonietta, ovviamente rivisitati in chiave punk (vi avevo detto che la normalità era apparente!), vestiti quasi senza forma, quasi mantelle o drappi, quasi un ritorno alle vesti delle madonne così come le vediamo nei quadri rinascimentali.
    Esplicito qui anche il richiamo a problematiche ambientali: i cambiamenti climatici che stanno portando il pianeta alla desertificazione ci costringerà a vestirci come Berberi nordafricani?

    E verso la fine, persino una modella che entra in bicicletta, abbigliata come noi mai avremmo pensato di vestirci per una scampagnata su due ruote.

    Eppure, chi l’avrebbe mai detto?, la modella appare estremamente credibile col suo minidress di piume e pelliccia – eco, è ovvio – e le maxi zeppe, come a dire che la vita frenetica e la necessità della sostenibilità ambientale mica deve sacrificarci su sneaker e pantaloncini aderenti da ciclista! Macchè: eleganti siamo, ed eleganti dobbiamo restare.

    La sposa finale è stupefacente: tulle, trasparenze, un turbante – berbero? – in testa che regge un impalpabile velo che si mescola e si confonde con il vestito. In mano, un mazzo di fiori scomposto, anch’esso quasi senza forma. Bellissima!

    Una nota soltanto, a conclusione, vorrei fare a proposito del make up, che è bellissimo, con ombretti sui toni dell’arancio e del marrone sporcato di rosso che scivolano oltre la zona degli occhi e si mescolano con il blush, a illuminare un volto di per sè pallidissimo e labbra sapientemente disegnate ma opacissime. E’ evidente in questi volti l’ispirazione alla Cina, esplicitamente dichiarata dalla stilista pochi giorni prima dello show.

    Una grande collezione, piena di idee, stupefacente.

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