Mitsubishi L200: grinta e stile

Mitsubishi L200: grinta e stile
da in Food
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    Se fossimo in America, la leadership tra i pick-up gli regalerebbe la palma di macchina più venduta. Perché negli States, di camioncini col cassone aperto, e da molti anni i Ford della serie F, sono in cima alla classifica assoluta. Invece siamo in Italia e il boss della categoria se lo comprano 8.519 persone negli anni di vacche grasse.

    Com’è capitato al Mitsubishi L200 nel 2000, quando l’intera categoria oltrepassò le 15 mila unità. Da allora il Mitsubishi è arretrato, e con lui il settore dei pick-up. Anni di stanca che il pianeta del furgoncino vuole lasciarsi alle spalle. A tirare la volata potrebbe essere ancora l’L200. Con la differenza che, da qualche settimana, è sbarcata anche in Italia la nuova versione.

    Che si ispira ai bestioni che circolano nelle campagne americane, ma con dimensioni più contenute (pur se ragguardevoli: qualche allestimento supera i 5 metri di lunghezza). Rispetto al glorioso antenato, il nuovo pick-up nipponico (ma costruito in Thailandia) è cambiato assai. Dentro e fuori. Il muso è aggressivo e arricchito da un fascione bombato. E la vista laterale, nella versione a quattro porte, mette in evidenza l’elegante arrotondamento della portiera posteriore.

    Disponibile con la cabina piccola a due posti, per chi lo usa per lavorare, il Mitsubishi punta sulla doppia cabina per realizzare l’antico sogno della categoria: la conquista di nuove fasce di pubblico, che spingano oltre il tradizionale zoccolo duro degli aficionados la clientela del pick-up.

    La concorrenza dei gipponi è dura e le prestazioni sono storicamente il tallone d’Achille dei camioncini. Anche su questo terreno, l’L200 ha fatto passi avanti. Pur senza essere un satanasso, infatti, il turbodiesel da 136 cavalli (unica motorizzazione importata in Italia) fa la sua parte anche sulle strade asfaltate, oltre a trovarsi ovviamente bene sullo sterrato d’ogni risma, anche grazie alla trazione integrale e alle marce ridotte.

    Ottimo per chi nel tempo libero pratica sport che necessitano di trasporto di ‘strumenti’ ingombranti, l’ex brutto anatraccolo prova a diventare trendy. Un’impresa non semplice, anche se il prezzo è accattivante e il comfort dell’abitacolo simile a quello di un’auto. E nemmeno i rivali, con il Isuzu D-Max o il Nissan Navara, sono più semplici mezzi da lavoro.

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