Milano Fashion Week settembre 2017: le recensioni della stampa straniera

La stampa straniera si è espressa sulla Milano Fashion Week di settembre 2017 rivelando opinioni e scrivendo recensioni sulle sfilate delle collezioni primavera/estate 2018. Scoprite cosa hanno dichiarato i critici del settore.

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    Milano Fashion Week settembre 2017: le recensioni della stampa straniera

    Si è conclusa la Milano Fashion week di settembre 2017 e le recensioni della stampa straniera sono tra le più attese e hanno sempre un grande peso. Cosa hanno rivelato i critici del settore a proposito delle collezioni moda primavera/estate 2018 che hanno visto in passerella? Lo stile del Made in Italy non è in discussione ma qualcosa non è andato nel verso giusto visto che la settimana della moda di Milano non ha convinto del tutto. Ecco quali sono state le recensioni della stampa straniera sulla fashion week italiana appena terminata.

    Vanessa Friedman critica di moda del New York Times a proposito di questa settimana della moda milanese ha dichiarato: “Milano non è mai stata una città della moda intellettuale; di decostruzione e concettualismo si occupano Parigi e Londra. Ha più a che vedere con la gratificazione immediata di tessuti straordinari e con le scollature profonde. Ma alla fin fine quei vestiti alleggeriscono il tuo modo di stare al mondo, ti danno una sensazione di possibilità, o forza, o protezione, dipende da quel che ti serve al momento. Non espongono una filosofia. Hanno uno scopo: fosse anche solo creare una coerenza visiva in un tempo caotico”.

    Ma quegli abiti così leggeri nascondono, secondo la Friedman, uno stato di cose ben più grandi. Infatti ha affermato: “è stata una stagione davvero fuori fuoco. Ultimamente l’Italia ha avuto un ruolo laterale in Europa e gli stilisti sembrano parimenti confusi sul loro stesso ruolo nel più grande ecosistema della moda. ‘Sono solo vestiti’ si dice di solito. Non vuol dire niente! E non c’è niente di male che si tratti solo di vestiti, tranne che il mondo di fuori ha così tante più urgenze di quel che si è visto in passerella che la connessione tra i due mondi sembra sempre più sfilacciata”.

    Ben più leggero il giudizio di Anna Wintour che ha partecipato a molte delle sfilate della Milano Fashion week di settembre 2017, tra cui anche quelle fuori calendario, come il Secret Show di Dolce & Gabbana. L’editor in chief di Vogue America ha apprezzato i tessuti e le stampe, entrambi punti di forza del Made in Italy, e ha amato gli spettacoli in passerella. Ecco cosa ha rivelato attraverso il suo magazine: “La moda dovrebbe essere un sogno! E non c’è altro Paese almeno dove trovare stampe, colori e personalità più incantevoli dell’Italia”. La temibile direttrice ha apprezzato lo spirito positivo dello stile italiano, in particolar modo la seconda sfilata di Francesco Risso per Marni, quella di Dolce & Gabbana e il tocco unico e sensibile di Donatella Versace con la sua collezione dedicata a Gianni Versace. Inoltre la Wintour ha molto amato lo spettacolo femminile della sfilata Prada primavera/estate 2018.

    Siete d’accordo con le recensioni della stampa straniera sulla Milano Fashion Week di settembre 2017 o avete un giudizio differente?

    Le risposte alle recensioni della stampa straniera

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    Sfilata Dolce & Gabbana collezione Primavera/Estate 2018 / Ansa

    Alle recensioni della stampa straniera non si sono fatte attendere le risposte italiane. Se è vero che ad ogni azione corrisponde una reazione, alle critiche della Friedman – finalmente – qualcuno risponde a tono.

    Deciso e chirurgico è stato l’intervento di Simone Marchetti che ha svelato come in realtà in America i responsabili degli acquisti dei grandi magazzini la pensino in modo diametralmente opposto. Altro che una noiosa fashion week “fuori focus”, piuttosto ricca di proposte “creative ed emozionanti” firmate Prada e Versace secondo Ken Dowing, fashion director e vice presidente di Neiman Marcus. Anche la fashion director di Bergdorf Goodman a New York Linda Fargo ha affermato di aver scoperto una Milano “molto vitale” come invece “non sono state New York e nemmeno Londra”.

    Inoltre a New York e in tutta l’America sanno bene che a Milano sfilano alcuni dei più grandi nomi della moda internazionale, quelli che ‘fanno i numeri’ e in questo caso il riferimento è alla Maison Gucci che, conti alla mano, ha un fatturato in continua crescita, fa tendenza ed è il marchio a cui tutti fanno riferimento da 3 anni a questa parte.

    Difficile credere che la Milano Fashion week sia davvero alla fine del suo tempo, piuttosto Simone Marchetti invita a una sincera riflessione: “forse occorre chiedersi quanto contino ancora New York e Londra”.

    Dinanzi alle dichiarazioni della stampa straniera anche gli stilisti italiani hanno preso una posizione. A farsi sentire è stato Stefano Gabbana sul Corriere che ha spiegato cosa conta davvero nel fashion system.

    “Tutti si sentono in diritto di sparare sull’Italia perché tanto non c’è mai nessuno che replica. Io non sono stato zitto anche se potevo farlo: Dolce e Gabbana non è neppure citato nel pezzo. I giornalisti del New York Times non entrano alle nostre sfilate da anni, eravamo stanchi degli insulti, così abbiamo deciso di lasciarli fuori. Mi auguro che adesso lo facciano anche altri, Ferragamo, Missoni, quelli presi di mira. Non ti piace quello che faccio? Vai a vedere un altro! L’importante è avere un prodotto che vende e poter contare sul supporto dei negozi: alla fine a mandarti avanti non è la stampa, ma chi ti compra, Armani lo ha sempre detto”.

    Ed è proprio questo il punto: la moda italiana vende, le cifre parlano e i fatturati anche. L’America difende a spada tratta tutto ciò che produce ma in realtà lo stile che affolla le più grandi e stimate boutique del Nuovo Continente è Made in Italy.

    “Il problema è che noi italiani siamo insicuri, ci sentiamo sempre inferiori, mentre in realtà sono gli altri che hanno paura di noi. Sappiamo fare tutto: tessuti, accessori, bottoni, persino le etichette degli abiti, i sacchetti. Per cui è logico che agli altri convenga farci sentire in difetto, sminuirci. Un Paese che fa tutto questo non fa paura?”.

    Nella sua lunga dichiarazione alla Milano Fashion week Vanessa Friedman ha anche spiegato come la moda dovrebbe rispecchiare la politica e come le due cose siano collegate tra loro. Non bisogna essere degli intellettuali per capire che la moda è moda, è un sistema a sé, è qualcosa che fa sognare, come ha ammesso la temutissima Anna Wintour. E poco ha a che vedere con la presenza di Gentiloni tra Trump e Macron. E anche su questo Stefano Gabbana afferma: “La moda non è politica. Davanti ai fatturati delle aziende italiane ci sono tutti segni più: vorrà dire qualcosa questo, no?”.

    Il vero e unico problema secondo Gabbana è che il rischio della moda italiana sia quello di non avere pronta una nuova generazione di stilisti. Inoltre tutte le Maison dovrebbero essere unite, o meglio fare sistema, perché è importante lavorare a un unico progetto: “Unità è stare a Milano, sfilare a Milano, lavorare per il bene di Milano. Valentino sfila a Parigi: perché non viene qui? Il suo Ceo è nella Camera nazionale della moda: che ci sta a fare? Portare i designer italiani in Italia, non farli andare via: questo è fare sistema. Sistema è fare bene le proprie cose, perché in questo modo si fa il bene dell’intero settore. Il nostro dovere è questo”. E con il pensiero di Stefano Gabbana non possiamo che essere d’accordo.

    antonio marras primavera estate 2018 a milano
    Sfilata Antonio Marras collezione Primavera/Estate 2018 / Ansa

    Anche Antonio Marras ha detto la sua a proposito dell’ultima settimana della moda di Milano e sulle critiche ricevute dai giornali stranieri. Intervistato sempre dal Corriere lo stilista sardo ha dichiarato:

    “Non ho mai avuto tanti clienti stranieri come in questa stagione, tanto interesse dalla stampa. Io sono un granello di sabbia, certo, ma so benissimo che tutti osservano con attenzione quello che avviene in Italia. Poi è anche vero che durante la fashion week avremmo tutti bisogno di un po’ più di tempo e di spazio”.

    Questo è un altro grande problema: tutti gli stilisti cercano di accaparrarsi le giornate e gli orari migliori per fare breccia nel cuore di buyers e stampa straniera. Eppure non bisognerebbe piegarsi così facilmente. Infatti, lo stesso Marras ricorda un episodio di qualche fashion week fa: “Quando una signora molto influente nella stampa americana decise di stare a Milano solo tre giorni è successo il delirio: ci siamo scannati per avere la sfilata in una data decente”. Il riferimento, ovviamente, è ad Anna Wintour.

    Se è vero che le creazioni intellettuali arrivano da Londra e Parigi e, a quanto pare, New York è intoccabile, Milano sembra essere relegata al ruolo di periferia. Ma Antonio Marras sa bene che non è così, Milano non è una periferia “però non dimentico quello che diceva Andy Warhol: le idee più belle vengono dalla periferia, i confini sono i luoghi in cui c’è più fermento, più vita, dove succedono le cose”.