Irene’s Closet, a tu per tu con la fashion blogger Irene Colzi

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Foto: Irene's Closet

Irene Colzi ha 22 anni, vive a pochi Km da Firenze e si è appena laureata in Scienze del Turismo, ma coltiva da sempre una grande passione per la moda che, trasmessale dalla mamma, l’accompagna sin da piccola. Oggi è una fashion blogger molto apprezzata in Italia per la sua capacità di realizzare, per scelta, outfit raffinati con budget davvero limitati nel suo blog Irene’s Closet, che cura da ottobre dello scorso anno. Conosciamola meglio attraverso questa intervista.

Irene, quello dei fashion blog è un fenomeno in continua ascesa e tante ragazze credono che basti pubblicare le proprie foto per diventare icone di stile. Dove sta secondo te il confine tra un fashion blog e le tante realtà presenti sul web?
Secondo me per adesso non esiste un criterio univoco che riesca a distinguere un “vero” fashion blog da un “falso” fashion blog. Bisogna prima capire in modo certo che cos’è un fashion blog perché ancora nessuno lo sa con esattezza. Recentemente sono nati dei corsi di formazione per “Fashion blogger” figura che viene definita come “chi scrive diari virtuali che come contenuto hanno lezioni di stile, commenti sulle tendenze moda e critiche taglienti sulle ultime collezioni”. Le più famose fashion blogger a livello italiano fanno tutto meno che questo dato che pubblicano esclusivamente foto dei loro look giornalieri (e in tale casistica mi inserisco in parte anche io). E’ chiara dunque la confusione. A mio parere un fashion blog è un blog che parla di moda ed un blog è uno spazio personale, uno sfogo, un mezzo di condivisione e comunicazione, uno spazio dove essere se stessi senza che il principale intento sia quello di “sfondare”, di essere notati o di lucrare. Poi se il fashion blogging dovesse divenire una professione, cosa di cui per altro sono molto scettica, potremmo riaffrontare il discorso!

Tutte quelle che oggi vengono definite fashion icon mostrano look bellissimi, realizzati, però, tutti con capi ed accessori delle griffe più costose. Tu, invece, dimostri quotidianamente alle ragazze che avere stile non è una questione di denaro ma di gusto, avendone come ritorno un indiscusso successo sul web.La mia scelta di creare outfit a basso costo è dettata dal fatto che ho un budget limitato da dedicare all’acquisto di vestiti dato che al momento sono una neolaureata disoccupata e non me la sento di chiedere soldi alla mia famiglia da spendere in una cosa così effimera come i vestiti, perché, pur provenendo da una famiglia decisamente benestante, sono stata abituata a trattare il denaro con un certo riguardo e ringrazio davvero ogni giorno la mia famiglia per avermi insegnato ciò! Per cui ecco la mia decisione di non “sprecare” migliaia e migliaia di euro, non miei, in una borsa di marca magari in voga per una stagione! Il mio “successo sul web” probabilmente deriva dal fatto che molte più persone si riconoscono nella mia situazione economica piuttosto che in quella patinata di molte altre fashion blogger, con questi tempi di crisi, poi!

Insieme ad altre blogger italiane sei stata scelta come inviata speciale per Donna Moderna alle sfilate di Milano Moda Donna, privilegio solitamente riservato alle personalità più influenti nel mondo della moda. Cosa puoi dirci di questa esperienza?
E’ stata un’esperienza davvero meravigliosa. In primis perché mi ha fatto entrare in contatto con la professionale e gentilissima redazione di Donna Moderna.com, facendomi conoscere una realtà, quella dell’editoria, sicuramente affascinante. In secondo luogo grazie a questa esperienza ho conosciuto delle persone fantastiche, tante altre blogger che, da ragazze virtuali, si sono trasformate in persone reali e in alcuni casi in splendide amiche. Infine, che dire, assistere ad alcune sfilate, a delle presentazioni ed entrare nel vortice della settimana della moda è stato davvero un sogno per una ragazza che fino al giorno precedente si era limitata a leggerne nei reportage cartacei!

Un’ultima domanda. Qualche giorno fa un’altra avventura davvero esclusiva, un servizio molto particolare realizzato per La7 insieme alle ragazze che con te fanno parte di Italian Fashion Blogger: raccontaci.
Per la rubrica M.O.D.A di LA7 abbiamo posato per delle foto di streetstyle scattate dallo strepitoso e professionalissimo fotografo Marco D’Amico. Il primo set si è svolto sulla scalinata di Piazza di Spagna, in mezzo a orde di turisti incuriositi, in una situazione un po’ imbarazzante. Il secondo set si è svolto in una zona più appartata dove invece le risate sono state le protagoniste. Anche in questo caso, il dono più bello che questa esperienza mi ha fatto, è stata quella di conoscere nuove persone e stringere delle nuove, e spero durature, amicizie.

Fonte | Irene's Closet

Dom 02/05/2010 da Maria Valentina Platania in

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RONY 8 marzo 2012 08:30
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Cara Licia,non ho avuto modo di leggere gli altri centommi, magari qualcuno mi ha preceduto, ma vorrei rassicurarti dicendoti che il comportamento di Irene e8 normalissimo.Io non ti parlo ne da figlio, ne da genitore (anche perche8 sono un pochettino troppo piccolo per esserlo XD) ma ti parlo da studente di scienze sociali (quali psicologia e pedagogia). Inoltre ho avuto una piccolissima esperienza nel campo dell’insegnamento (ho insegnato per un anno inglese nella scuola materna e ho fatto due tirocini, uno alle elementari progetto LIS e uno alle scuole materne). Irene non fa altro che imitare la mamma, questo processo, che in psicologia si chiama IMITAZIONE (che fantasia XD ) e8 stato teorizzato da due padri della psicologia dello sviluppo psicosociale, quali Piaget e Erikson. La SCIENZA psicologica, vede nell’imitazione differita (in questo caso differita, poiche8 vi e8 una differenziazione di genere) un caposaldo dello sviluppo psicosociale dell’individuo e andre0 a costituire un elemento fondamentale per la costituzione dell’identite0 di genere. Questo comportamento andrebbe incoraggiato e stimolato. Comprare la cucina, e8 sicuramente positivo.Se per caso volessi approfondire la question, ti consiglio di leggere INFANZIA E SOCIETe0 di Erik Erikson, fa parte della letteratura scientifica della psicologia, non so quanto sia alla portata di un NON tecnico della materia, ma tentar non nuoce =)Inoltre potresti provare a cercade da qualche parte (se vuoi lo faccio io) la teoria del gioco simbolico di jean Piaget, qui si spiegano le ragioni e la fondamentale importanza che ha l’imitare le attivite0 di un genitore per lo sviluppo cognitivo (della mente) di un individuo. =) Spero di esserti stato utile =) se volessi qualche chiarimento, non esitare a chiedere =)

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