Il problema dei parcheggi

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    donne contro i parcheggi

    Non c’è più la mezza stagione.

    Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno.

    Si stava meglio quando si stava peggio.

    E poi, (segue lunghissimo e teatrale sospiro), c’è il problema dei parcheggi.

    Che se siete maschi implica il non trovare parcheggi.

    Se siete femmine, il problema è quando LI TROVATE.

    Escludendo il gettonatissimo “a lisca di pesce”, quello attuabile giusto un paio di volte se abitate in un paese di 1200 anime nel Vermont dove i nostalgici girano ancora a cavallo, il resto delle opzioni parcheggiabili per le donne segue l’indicazione Valle di Lacrime.

    Non abbiamo il senso della proporzione. Per noi triciclo e Quad hanno le stesse dimensioni. Uno è guidato da un potenziale tamarro, l’altro da un tamarro conclamato.

    Il livello di tensione che riusciamo a raggiungere quando identifichiamo un buco in cui infilare la nostra auto è tale da far impallidire gente che gira con la valigetta con il bottone rosso e la responsabilità di conflitti nucleari mondiali (che poi sono nulla paragonati a una donna che viene interrotta da un clacson mentre si mette il rossetto).

    Noi siamo per il vivi e lascia vivere, e esprimiamo la nostra naturalezza praticando il culto della sosta in seconda e terza fila davanti a scuole, supermercati e qualunque attività commerciale abbia scritto in vetrina la parola SALDI.

    Non disturbiamo e non inquiniamo girando in vano per ore, noi la lasciamo li. Se non è un’ode alla libertà questa…

    E mentre scendiamo calandoci con la corda, facendoci estrarre dai finestrini per ottimizzare i nostri improbabili parcheggi, un unico pensiero ci attanaglia: multe? NO

    Rimozioni? NO.

    La Fame nel mondo? NO

    Questi Jeans mi fanno il sederone? SI