Il brand di moda low cost Zara sotto inchiesta in Brasile, con l’accusa di lavori forzati

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    Gravi accuse in Brasile per Zara, il marchio di moda low cost spagnolo. Il fashion brand è infatti sotto inchiesta per lavori forzati. L’accusa è quella di aver utilizzato mano d’opera che era costretta a lavorare in condizioni disumane, di vera e propria schiavitù. L’indagine è già stata avviata dal ministero del Lavoro di Brasilia, dopo la denuncia sulle condizioni di lavoro all’interno di un laboratorio di San Paolo. Laboratorio che era clandestino.

    Zara, che non è nuovo a denunce che hanno scosso il mondo (ricordiamo la borsa con svastica tolta dal mercato?), questa volta si trova di fronte ad un’indagine davvero delicata, dal momento che è accusata di aver costretto i propri lavoratori brasiliani a creare i capi di moda in condizioni di schiavitù, di sfruttamento estremo.

    Abbiamo trovato bambini esposti a rischio, macchine senza protezione, fili elettrici a vista, locali insalubri con molta polvere e senza circolazione d’aria, senza luce solare. I lavoratori dovevano chiedere autorizzazione al proprietario del laboratorio per uscire e dovevano comunicare dove andavano“, queste le parole di Luis Alexandre de Faria, funzionario del ministero del Lavoro, che era presente nei due blitz fatti nella fabbrica sotto indagine.

    In questo laboratorio la retribuzione era pari a 100 euro al mese, quando il minimo salariale è 247. Ci sono altre ditte che lavorano per Zara che sono state poste sotto inchiesta, sia a San Paolo sia ad Americana. Tutti sono stati denunciati. Nonostante si tratti di lavoro esterno, per de Faria il brand è responsabile per i laboratori “perchè questi operai producevano praticamente solo pezzi destinati all’azienda, seguendo i suoi standard“.

    Il brand però si difende: pare che un suo fornitore, la ditta Aha, abbia fatto una terziarizzazione non autorizzata dall’azienda.