Forever young: la moda dei “giovani” 40enni newyorkesy

Forever young: la moda dei “giovani” 40enni newyorkesy
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    Posseggono decine di sneakers, la versione cool delle vecchie scarpe da tennis, indossano 365 giorni l’anno jeans sdruciti ad arte pagati a peso d’oro, vanno pazzi per assurde T-shirt di gruppi musicali horror-punk e non si staccano neanche sotto tortura dalle cuffie del loro iPod, nel quale ascoltano gli ultimi mp3 prodotti da band ignote ai più.

    Non stiamo parlando di giovani teenager, ma di uomini fatti over-35 i quali, passata da anni la crisi post-puberale e persino quella post-laurea, imperversano nella la città di New York, facendo la disperazione di quei sociologi che speravano in un ravvedimento della generazione Peter Pan.

    Tutt’altro: a quanto risulta alla rivista New York Metro, specializzata nel registrare le tendenze della Grande Mela, il genere eterno adolescente raccoglie numerosi seguaci e si conferma sempre più cool.

    Cambiano i tempi, e mutano naturalmente anche i riferimenti. E così, messo in soffitta il Peter Pan dell’Isola che Non C’è, tanto démodé, adesso poi che le isole da favola sono alla portata di tutti, nella ben più terrena e reale metropoli newyorkese spopolano gli yupster (yuppie + hipster) alias yindies (yuppie + indie, così li chiamano in UK), o per meglio dire grup (contrazione di grow-ups).

    Il termine rimanda a un episodio della serie di Star Trek, che narra di un pianeta abitato interamente da bambini, nel quale un virus uccide chiunque arrivi all’età della pubertà, e dove gli adulti sopravvissuti vengono chiamati appunto “Grups”.

    Spensierati e generalmente benestanti, folle di grups trenta-quarantenni e persino cinquantenni si aggirano sulle loro New Balance modello vintage per le strade più hip della metropoli.
    In barba all’età anagrafica, i grups si vestono e si comportano proprio come se fossero appena usciti dal college, e non sono per nulla intenzionati a varcare la soglia dell’età adulta, incuranti del cosiddetto gap generazionale.

    Non si tratta di una moda passeggera, sottolinea New York Metro, ma di un vero e proprio fenomeno che ha tutta l’aria di essere permanente. Questo grazie anche al condiscendente benestare quando non all’incoraggiamento di una società alla Dorian Gray, che fa dell’eterna giovinezza un mito raggiungibile anche per chi anagraficamente ha superato gli “anta”, complice la chirurgia estetica e un tenace culto del corpo ereditato dagli anni Ottanta dall’edonismo reaganiano.

    Ma come riconoscerlo? Ecco il decalogo del vero grup, il quale:

    1 – porta perennemente un iPod alle orecchie, sintonizzato sulle ultime sconosciute novità indie o hip-hop, e fa le quattro di notte per ascoltare il concerto della sua rock-band preferita, ovviamente ignota ai comuni mortali
    2 – si veste da Urban Outfitter in Sixth Avenue, templio cult dell’abbigliamento alternativo
    3 – indossa jeans sbrindellati ad arte genere Diesel o True Religion pagati non meno di 250$
    4 – ha ai piedi sneakers vintage New Balance o adidas esibite come scelta di stile
    5 – educa il figlio ancora in fasce ad ascoltare gruppi neo-folk per affinare l’orecchio e lo porta all’aperitivo con la nonna nel locale ultimo grido
    6 – ha lasciato il lavoro d’ufficio, considerato un moderno luogo di schiavitù, e adesso è un freelance7 – da quando è freelance, ne approfitta per fare una scappatella tra le nevi in snowboard a metà della settimana, quando le piste sono vuote
    8 – indossa una t-shirt Misfits con tanto di teschi e zombie, e costringe suo figlio in fasce a indossarla
    9 – non si fa mai la barba, e se ne vanta
    10 – In compenso spende 200$ per un taglio spettinato e ne sperpera ben 600 per un borsello stile postino

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