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Fashion Ethic Day: l’Accademia del Lusso apre all’eco-fashion

Fashion Ethic Day: l’Accademia del Lusso apre all’eco-fashion
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    Il mondo della moda incontra l’etica dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile. Un’utopia? No, se di mezzo c’è un team di professionisti in grado di renderlo possibile. E’ la convinzione di Accademia del Lusso, punto di riferimento per la formazione nel campo Fashion e Luxury che da sempre ama “catturare” e anticipare le nuove tendenze. Nella sede milanese di via Chioggia, lo scorso 11 febbraio si è svolto il Fashion Ethic Day, un workshop in un’intera giornata interamente dedicato a un nuovo concetto del fare moda.

    Tiziana Tronci, esperta in comunicazione che da quasi 10 anni si occupa di moda etica, ci spiega la filosofia dell’evento: “I più grandi marchi della moda internazionale sono italiani. Questo è un vanto per il nostro Paese, ma può essere anche un limite: le “nuove leve” sentono il peso di una simile importanza. L’idea del Fashion Ethic Day parte dalla necessità di scoprire nuove strade per il mondo del fashion-spiega-raccontando agli studenti dell’Accademia del Lusso che esistono nuove strade da percorrere, a partire dalla scelta dei materiali.

    Il consumatore medio è cambiato: oggi prima di acquistare un prodotto ci si interroga sulla sua provenienza, sui materiali di cui è composto, sulla filiera produttiva. In questo senso, sensibilità ecologica e sociale sono inscindibili. Chi lavora nel settore, non può che venire incontro a questo nuovo modo di percepire la moda”. Tronci ha già seguito varie case di moda che hanno fatto scelte innovative nei materiali; come la MilkyWear di Ferrara che sfrutta filati ottenuti dalla caseina, una proteina del latte. O Amazon Life, del gruppo Braccialini.

    Tuttavia, gli esempi italiani sono ancora troppo pochi.

    All’estero, i creativi si rivelano più audaci. Sono passate all’eco-fashion firme come Anna Cohen e Linda Loudermilk, che propone addirittura un target medio-alto svincolando il prodotto dall’equazione ecologico=economico. Interessante il caso dell’italiana Okinawa, che da 25 anni lavora nel settore del labeling con marchi come Esprit, Armani Jeans, Replay, D&G. La ricerca di nuovi materiali li ha portati a brevettare Jacroki, una carta-pelle.

    Spiega il fondatore, Michele Ruffin: “Jacroki è resistente come la pelle, ma molto più versatile. Diesel poco più di un anno fa l’ha utilizzato per realizzare splendide shopper, ma si può fare molto di più, come dimostrano le borse realizzate per noi dalla designer Barbara Matilde Aloisio. L’americana DDCLab, pioniera nelle sperimentazioni fashion, ha già realizzato dei capi maschili che in primavera saranno in vendita negli USA”. Speriamo che le maison italiane non si lascino bruciare sul tempo.

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