Cucina, arte, design: il trionfo dei francesi

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    La cucina, l’arte, il design. Chi pensava che dopo la nouvelle cuisine, la Francia avesse già dato tutto, si ricreda. I Designersdays dello scorso week-end sono stati l’occasione sognata per mostrare che qualcosa si può ancora fare e inventare. Chi l’ha detto che il cibo è apprezzato soprattutto per il ricordo legato al gusto che evoca? Proust, e chi è?

    Il cibo qui lo si ama per la forma che ha, per come è fatto, per il suo colore, bizzarro seppur naturale, per la presentazione che ne è fatta, del tutto originale, che riesce a rapire gli occhi di chi lo guarda. E chi dice che ha ragione il manuale del Bon ton, che vorrebbe si mangiasse tutti seduti? Qui si innova, si inventa e si mangia in piedi, in poco tempo, e il cibo non è servito a tavola ma via un tapis roulant, rosso, nel retro d’un camion che attraversa la città.

    Siamo uomini sempre più mobili perché allora un ristorante ideale, effimero, senz’obblighi e senza menu, non potrebbe seguirci nei nostri deliri? Nella nostra ricerca del bello? Ecco allora il camion del Design culinario che fra un’expo in un negozio e quella nell’altro (ce ne sono 38) ci accoglie per farci assaggiare, guardare, gustare tutte queste splendide pietanze. E ci trasporta, ci fa viaggiare (è il tema dei giorni del Design) in sapori lontani che ritroviamo volentieri o attuali che scopriamo per la prima volta.

    In cucina, insomma. Ma design. E al “Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei�? pronunciato nel 1825 da Brillat-Savarin, politico francese, certo, ma soprattutto grande goloso, si può sicuramente rispondiamo dicendo che i tempi cambiano, come i gusti e le esigenze…bisogna quindi adeguarsi per rimanere al passo con le mode.