Crying Clubs: piangere in pubblico è diventata una tendenza

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    Crying Clubs: piangere in pubblico è diventata una tendenza

    Piangere in pubblico è sempre stato considerato un disonore. Soprattutto se si trattava di un uomo. Si viene considerati deboli e privi di un po’ di autocontrollo. Ma presto questa idea potrebbe cambiare. Dal Giappone arriva una nuova tendenza in materia di locali. Stiamo parlando dei Crying Clubs, i primi pub dove non ci si diverte. Ma si piange: questo il concetto che sta alla base dei “tears parties”, feste nelle quali non si fa altro che piangere, da soli oppure in compagnia.

    Non importa se il trucco si scioglie o se gli occhi diventano gonfi e rossi o ancora se il naso gocciola un po’. Va tutto bene dei Crying Clubs, perchè qui piangere è obbligatorio. In Giappone questa moda è nata per permettere agli uomini d’affari giapponesi a esternare i propri sentimenti combattendo lo stress con la tear therapy. Nel paese del Sol Levante sono molti i locali a tema: il “Minnade Nako Kai” di Kyoto o il “Lachrymal Gland Club” di Sendai. Qui si può venire da soli o con gli amici e spesso vengono mostrati film lacrimevoli per aiutare il pianto. Oppure si può leggere un bel libro triste: l’importante è piangere.

    In Cina, invece la formula è stata un po’ modificata al “Nanjing Bar”: qui non solo si piange, ma si può anche bere in compagnia. Anche se bevendo, la tipica allegria da bancone da bar deve essere dimenticata. E se proprio non riuscite a piangere ci penseranno le cipolle e i peperoncini a darvi una mano.

    Anche Londra è stata contagiata. Qui le persone si danno appuntamento al “Loss” un locale neogotico dove la tristezza e la malinconia regnano sovrane. In America, invece, tutti si danno appuntamento su un sito: www.cryingwhileeating.com. E noi italiani cosa aspettiamo? Piangere fa bene!