Costumi dell’estate, e la spiaggia diventa passerella

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    E’ ora di scegliere i costumi dell’estate ! Quest’anno il reggiseno a triangolo e il bikini fanno furore. Sul mercato ci sono tutte le marche, decine di modelli, discreti, decorati, in tinta unita o stampati, a prezzi mini o intensamente lusso. Le loro forme incantevoli sono influenzate dalla creatività degli stilisti e il design è più innovativo che mai. Bond girl moderna o sirena dal fascino ammaliatore, i look a disposizione sono tantissimi e faranno diventare tutte delle star della spiaggia.

    Peccato non poterli indossare anche in città, per andare in ufficio o a fare la spesa. Farebbe sì, in certi casi, la gioia di passanti e colleghi, ma che soddisfazione poter mostrare un costume da bagno che invece è un capo d’alta moda, in tessuto pregiato e con inserti preziosi che a farsi sciupare dall’acqua non ci pensa proprio. Questo il nuovo e – per gli americani – irresistibile trend che arriva dalla West Coast: la spiaggia come una passerella e il bikini, o tankini, o monokini o quel che sia indossato come un abito da sfoggiare e salvaguardare. Ed è competizione agguerrita fra le ditte produttrici di swimwear. Che si affrettano a sfornare costumi da bagno “idrofobici” da indossare e mostrare e totalmente inutili allo scopo originario.

    La sublime contraddizione fa la sua epifania sulle etichette dei costumi firmati Beach Bunny, quartier generale Newport Beach, California. C’è scritto “Sconsigliato per l’attività nell’oceano”. La spiegazione sta nelle proprietà corrosive dell’acqua salata. E nel fatto che sborsare 249 dollari e ritrovarsi sul costume l’alone bianchetto, dispiace e fa cheap. Provate, se ci riuscite, a tuffarvi, soprattutto a restare a galla, con una pesante guarnizione di pietre turchesi intorno alla scollatura. Oppure a sdraiarvi a pancia in giù sul bagnasciuga con una pioggia di perle ricamate sullo stomaco. Né sarebbe piacevole uscire dall’acqua con un ciuffo di alghe catturato dai cristalli che vi impreziosiscono i fianchi. Per tacer dei pizzi, dei trini, dei merletti, del tulle e delle rouches, assenti ormai solo dai mutandoni del ragionier Fantozzi.

    “Ma perché, pensate davvero che le nostre clienti passino la giornata a nuotare?”, osserva Angela Chittenden, oggi proprietaria della Beach Bunny, un passato come modella per il marchio Hawaiian Tropic, un presente con l’onere – e l’onore – di soddisfare gli appetiti (modaioli) di caratterini come Paris Hilton e Jessica Alba.

    Fra i mai-più-senza, anche i costumi di Lenny, marchio brasiliano al debutto negli Usa. Per donne “che li indossino come un manifesto di stile”, li descrive una dei creatori, Jennifer Mallicote. “Le nostre clienti spendono tempo e denaro per il loro look, l’ultima cosa che desiderano è che venga rovinato dall’acqua”. Come Jennifer Feil, 38 anni, agente immobiliare, affezionata di Lenny, 15 bikini all’attivo e molte ore trascorse sulla terrazza dello Shore Club di Miami Beach a sfoggiare quei costumi, “accessorio indispensabile – spiega – per una giornata a Miami”.

    In fondo, perché mai nei mesi caldi dovrebbe venirvi voglia di fare un bagno? Forse ha ragione Jennifer DeBarge-Goonan, leader della Marshalls (che adorna le proprie creazioni con anelli di legno, conchiglie, collane di corallo): “Per molte donne, ormai, la spiaggia si identifica più con una passerella che non con un trampolino. E poi, l’estate è una battaglia continua contro la natura. Devi difenderti dal caldo, devi difenderti dall’umidità, aggiungere anche il fastidio dell’acqua sarebbe un disastro”.