Borsalino fallimento: no al concordato per la storica azienda di cappelli

Il fallimento di Borsalino è stato annunciato in mattinata. La storica azienda di cappelli ha ricevuto il no da parte del tribunale in merito alla nuova richiesta di concordato. Il primo era stato già revocato nel 2016.

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    Borsalino fallimento: no al concordato per la storica azienda di cappelli

    Il fallimento di Borsalino è stato reso noto dai sindacati. La storica azienda di cappelli si è vista respingere dal tribunale la richiesta di concordato partita dalla Haeres Equita srl, società dell’imprenditore svizzero Camperio. I sindacati nel pomeriggio incontreranno i lavoratori e i curatori Stefano Ambrosini e Paola Barisone. Al momento dall’azienda non è stata rilasciata alcuna dichiarazione.

    La notizia del fallimento di Borsalino è arrivata nella mattinata del 18 dicembre, quando il tribunale di Alessandria non ha accolto la seconda richiesta di concordato. Il rischio fallimento di Borsalino era già stato annunciato nel 2015 anche se la prima richiesta è stata respinta nel dicembre 2016.

    “Abbiamo già chiesto un incontro con i curatori fallimentari e, nel pomeriggio, incontreremo anche i lavoratori”, ha dichiarato Elio Bricola della Uil. Ha anche aggiunto “per quel che sappiamo al momento è ragionevole che i contratti del ramo d’affitto vadano comunque avanti, nell’interesse di tutti”. I legali dell’azienda, secondo quanto appreso, stanno approfondendo il dispositivo del tribunale.

    L’azienda Borsalino ha una storia molto lunga e ricca di tappe importanti. È stata fondata ad Alessandria nel 1857 e proprio qui tutto è finito. Impossibile non ricordare nell’arco di questi 160 anni i grandi successi e le icone che hanno indossato i cappelli Borsalino, come Humphrey Bogart, Alain Delon, Jean-Paul Belmondo, Federico Fellini, Robert De Niro e Johnny Depp, solo per citarne alcuni.

    Cosa accadrà al marchio Borsalino? Al momento non si sa molto ma a novembre sono stati gli stessi operai del brand ad aver sollecitato l’azienda. In una lettera i dipendenti hanno chiesto espressamente ai vertici “diteci se il fallimento si può evitare”. Stando alle ultime vicende, la risposta chiaramente negativa.