Beast of Burden: il lusso è rock ma anche selvaggio

Beast of Burden: il lusso è rock ma anche selvaggio
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    Lui, giovane designer con tanto di diploma della Royal College of Art di Londra e dalla “R” rollata come si addice ad un raffinato inglese, aperto, pieno di entusiasmo e dallo sguardo che favilla creatività: si chiama Richard Taylor, un nome molto rock e ciò non gli dispiace affatto. A dispetto della sua giovane età, Richard porta con sé una lunga esperienza come designer di accessori per Roberto Cavalli e sorridendo afferma: “Sono cresciuto con il profumo dei pellami e delle concerie”. Lei, giovane italiana, nativa dello Zimbabwe dove è cresciuta assimilando la primitiva ed elegante sapienza di una terra tanto penetrante da non lasciare nessuno indifferente; scultrice e appassionata di viaggi, incontra Richard a Firenze nell’estate del 2009 e da quell’incontro la loro vita non sarà più la stessa.

    L’unione di due menti creative e internazionali che condividono la passione per i viaggi e la scoperta di diverse culture, li porta quasi immediatamente in Zimbabwe. Partono all’avventura, per approdare nel bel mezzo della savana e la magia vuole che la sosta è d’obbligo, in quella fattoria dispersa che tratta la pelle di coccodrillo rispettando i criteri fondamentali per l’equilibrio dell’eco sistema.

    Incuriositi, osservano, imparano e nasce proprio in quel luogo sperduto, l’idea innovativa di creare una linea di borse e accessori in coccodrillo, rivisitando però il concetto del lusso.

    A differenza di quello che siamo abituati a indossare su borse strutturate e rigide, il più delle volte prodotte da firme ormai “brandizzate” da generazioni, queste dovranno trasmettere qualcosa di molto diverso, a cominciare da un trattamento speciale che renderà la pelle di coccodrillo organico e con essa le borse estremamente soffici e leggere.

    Sulla via del ritorno, attraversando la savana, ascoltano i Rolling Stones, il famoso pezzo “Beast of Burden” ed ecco che le parole continuano a tuonare nella mente di Richard e l’associazione è immediata, il significato è chiaro ed impossibile non battezzare la loro nuova linea così; un animale da somma, che porta e trasporta.

    L’incontro con Richard nello spazio a Milano è un incontro ricco di riferimenti e piuttosto interessante, come potrebbe non esserlo sulla leggerezza di una simile storia segnata dal destino?

    Uno spazio raffinato, situato in Ripa di Porta Ticinese 61, dove
    gli spunti africani sono discretamente ed elegantemente sistemati qua e là, facendo risaltare una collezione che sosta maestosa e lussuosa ma che non ha bisogno di farsi notare.


    Borse, sacche da viaggio, “working bags” e molto altro sono il frutto di questo incontro segnato dalla naturalezza degli eventi.
    Un coccodrillo trattato nella savana africana; come nessun altro sa fare, per poi essere trasformato in borse da artigiani italiani, accuratamente rintracciati, affinché fossero in grado di tagliarlo, cucirlo e applicarlo rispettando i sacri crismi dovuti ad una pelle cosi preziosa. Si perché per Richard, il coccodrillo non ha più bisogno di incarnare la solita borsa bon ton, ma può essere tranquillamente assemblato ad altre pelli o meglio viene applicato ad altre pelli in un gioco di “nuances” scrupolosamente studiate. E come chi non ama i luoghi comuni asserisce:“Amo stendere il coccodrillo su altre pelli in modo del tutto selvaggio”.

    Gli chiedo allora, se esista qualcuno che può reputarsi un loro “competitor” e scopro che Beast of Burden è l’unico brand ad aver trattato questa pelle così preziosa in modo del tutto innovativo, facendo di Beast of Burden un precursore del lusso moderno e assegnandosi il riconoscimento di magazines e istituzioni molto conosciute che l’hanno battezzato come brand numero 1 nel lusso.

    E per Richard e Virginia non ci sono dubbi, il loro coccodrillo è soprattutto, e perché no, un coccodrillo rock e “very wild”.

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