Baby Doll: seduzione femminile

Baby Doll: seduzione femminile
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    1956. Per le strade americane spunta la locandina di un film che fa gridare allo scandalo: una donna/bambina indossa un succinto pigiamino e si succhia il dito. Il film è Baby Doll, per la regia di Elia Kazan, la donna/lolita, all’epoca venticinquenne, è Carrol Baker che, per la sua interpretazione, vinse addirittura l’Oscar.

    Quella degli Anni Cinquanta era un’America tenuta al guinzaglio dal puritanesimo della cultura ufficiale, ma che in quel determinato momento storico iniziava il suo ‘risveglio’ essendo, comunque, uno dei crocevia storico-culturali del Ventesimo Secolo. Il film, bollato dalla rivista Time come ‘il film più volgare mai prodotto’, narra di un matrimonio non consumato a causa dell’età minore di lei. Nel menage matrimoniale s’inserisce il vicino di casa, rivale del marito in cerca di vendetta, che riesce a sedurla.

    L’azione si svolge in uno scenario rurale popolato da auto distrutte, prati desolati e un’enorme casa che trasuda solitudine e follia, dove si consumano tutte le passioni più vili degli esseri umani. Un dramma psicologico di nevrotica intensità attraversato da una continua corrente erotica, tanto che scatenò l’ira di Spellman, cardinale di New York, e aizzò la Legione della Degenza. Ma il fato volle che il film divenne un cult movie e che il look da bambina maliziosamente erotica entrò a far parte del dorato mondo del fashion.

    Proprio dal film deriva uno dei simboli per antonomasia della seduzione femminile, il baby doll appunto. Lunghezze minime e trasparenze sono le peculiarità di questo indumento nato in un momento storico che vede la donna ritrovare il desiderio di sentirsi attraente in ogni momento della giornata. Dalla foggia graziosamente infantile, il baby doll è a metà tra biancheria intima e pigiama, in genere senza maniche, dalla camicia scollata, e tanto corta da far intravedere mutandine ornate da fiocchi e pizzi.

    Dopo il successo cinematografico il baby doll si eleva a nuovo simbolo di sex appeal, a metà tra innocenza e malizia, iniziò ad essere indossato da dive dell’epoca come Marilyn Monroe, Doris Day, Gina Lollobrigida, Sofia Loren, ma anche tratteggiato sulle silhouette di eroine dei fumetti come la conturbante Betty Boop. Conobbe in seguito un periodo poco fortunato, in quanto superato da un tipo di lingerie più aggressivo, come guepiere e corsetti succinti. Ma le passerelle primaverili di quest’anno hanno segnato il suo ritorno e anche la sua ‘mutazione’ in indumento dai diversi utilizzi.

    Non più indossato di notte tra le pareti domestiche, il baby doll esce allo scoperto e gioca con tessuti come il pizzo, la seta, lo chiffon.

    Adatto per ogni occasione, per andare in spiaggia ma anche ad un cocktail, gli stilisti si sono lasciati sedurre e lo hanno proposto in mille fogge. In primis Anna Molinari per Blumarine che lo propone d’ispirazione retrò con tessuti come il pizzo chantilly, chiffon e passamanerie. Anche Roberto Cavalli per la sua linea giovane, Just Cavalli, ha utilizzato diverse sottovesti ultra ridotte in raso nero a fiori. Bottega Verde, invece, lo propone in una versione country.

    Malizia abbina stampe micromaculate e pizzo nei colori pastello, La Perla gioca sui contrasti del raso e del tulle e il suo baby doll diventa un delicatissimo abitino da sera. Argentovivo lo propone in seta da vera signorina bon ton, mentre Intimissimi utilizza lo chiffon e lo rende semi trasparente. Pucci lo propone azzurro, delicatissimo, in organza. Versace lo preferisce come copri costume in tulle trasparente, mentre Yamamai con volant asimmetrici e stampe a fiori. Malizioso, completamente trasparente, a pois, lo propone Sisi. Non manca nella collezione Erreuno in garza tartan. Dunque, sarà un’estate all’insegna della malizia, del fascino, della femminilità un po’ lolitesca che non può non sedurre.

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